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Bradicardia

Bradicardia spiegata per pazienti. Quando è normale, quando preoccuparsi, sintomi e pacemaker.

La bradicardia si verifica quando il cuore batte più lentamente del normale, tipicamente meno di 60 volte al minuto a riposo. Il battito del cuore nasce da una piccola zona chiamata nodo senoatriale, che genera impulsi elettrici che viaggiano attraverso il cuore facendolo battere in modo coordinato.

Il battito può rallentare per due motivi principali: il nodo senoatriale genera i segnali più lentamente del dovuto, oppure i segnali elettrici hanno difficoltà a passare da una parte all’altra del cuore attraverso le vie di conduzione. Quando i segnali non passano correttamente, si formano i blocchi atrioventricolari, che rappresentano una delle cause più comuni di bradicardia che richiede trattamento.

Avere meno di 60 battiti al minuto non significa automaticamente avere un problema. Chi fa sport regolarmente, specialmente con sport di resistenza come corsa o ciclismo, sviluppa un cuore più forte ed efficiente che può pompare più sangue a ogni battito: per questi atleti è normale avere 40–50 battiti al minuto a riposo. La bradicardia diventa preoccupante quando il cuore batte così lentamente che non riesce a pompare abbastanza sangue per le necessità del corpo, causando sintomi come capogiri, svenimenti, stanchezza intensa o difficoltà a respirare. In questi casi il trattamento principale è l’impianto di un pacemaker, che migliora i sintomi in oltre 90 persone su 100 con bradicardia sintomatica.

QUANDO LA BRADICARDIA È NORMALE?

Ci sono diverse situazioni in cui il battito lento è completamente normale e non richiede alcun trattamento. Se fai sport regolarmente, soprattutto con sport di resistenza, il tuo cuore diventa più forte ed efficiente. Riesce a pompare più sangue a ogni battito, quindi non ha bisogno di battere velocemente. Gli atleti allenati hanno tipicamente 40–50 battiti al minuto a riposo, e alcuni ciclisti professionisti o maratoneti possono avere anche 35–40 battiti.

Durante il sonno il cuore rallenta naturalmente, specialmente nel sonno profondo. È normale che il battito scenda a 40–50 battiti al minuto o anche meno.

Alcune persone hanno naturalmente un battito più lento per costituzione personale, senza che questo causi alcun problema. Se hai sempre avuto 50–55 battiti al minuto, non hai sintomi, e il tuo cuore è sano, questa è semplicemente la tua frequenza normale. Con l’invecchiamento fisiologico, il cuore può battere leggermente più lentamente, e questo è normale purché non causi sintomi.

QUANDO LA BRADICARDIA DIVENTA UN PROBLEMA?

La bradicardia diventa preoccupante quando il cuore batte così lentamente che non riesce a pompare abbastanza sangue per le necessità del corpo. Questo significa che il cervello e gli altri organi non ricevono abbastanza ossigeno.

I sintomi che indicano che il battito lento sta causando problemi includono capogiri e svenimenti. Quando arriva poco sangue al cervello, puoi sentirti stordito, vedere tutto sfocato, sentire la testa leggera, o addirittura svenire. Gli svenimenti si verificano in circa 10–20 persone su 100 con blocco atrioventricolare completo. Gli svenimenti da bradicardia sono particolarmente pericolosi perché avvengono senza preavviso e possono causare cadute con traumi.

La stanchezza intensa è un altro sintomo comune: ti senti sempre stanco e debole, anche fare cose semplici come salire le scale ti affatica molto. Circa 40–50 persone su 100 con bradicardia sintomatica riferiscono stanchezza come sintomo principale. Puoi avere difficoltà a respirare quando fai uno sforzo o anche a riposo. Il pensiero può diventare più lento, fai fatica a concentrarti, e potresti avere problemi di memoria.

Il cuore stesso può ricevere meno ossigeno quando batte troppo lentamente, causando dolore al petto, specialmente se hai già problemi alle arterie coronarie. La gravità dei sintomi dipende da quanto lento batte il cuore, dallo stato generale del tuo cuore, e da quanto rapidamente si è sviluppato il problema. Una bradicardia che si sviluppa improvvisamente causa sintomi più gravi rispetto a una che si sviluppa gradualmente nel corso di mesi o anni.

QUALI SONO LE CAUSE DELLA BRADICARDIA?

Le cause della bradicardia si dividono in problemi del sistema elettrico del cuore e fattori esterni che influenzano il battito cardiaco. I problemi più comuni del sistema elettrico includono la disfunzione del nodo senoatriale e i blocchi nella trasmissione dei segnali.

La disfunzione del nodo del seno si verifica quando la zona del cuore che genera i segnali elettrici si deteriora. Con l’età o per altri motivi, questo può causare battiti molto lenti, pause nel battito che durano 2–3 secondi o più, o alternanza tra battito lento e veloce. La disfunzione del nodo del seno colpisce circa 1 persona su 600 sopra i 65 anni, e la prevalenza aumenta a 3–5 persone su 1000 sopra gli 80 anni. Può essere causata da invecchiamento naturale del tessuto di conduzione, infarto miocardico, miocardite, o interventi chirurgici sul cuore.

I blocchi atrioventricolari si formano quando i segnali elettrici hanno difficoltà a passare dal nodo senoatriale agli atri, poi attraverso il nodo atrioventricolare, per arrivare ai ventricoli. Quando questo percorso è danneggiato, si creano blocchi di gravità crescente:

Blocco AV di primo grado – I segnali viaggiano più lentamente del normale ma tutti arrivano a destinazione. Di solito non dà sintomi e non richiede trattamento. Si trova in circa 1–2 persone su 100 nella popolazione generale e in 5–10 persone su 100 sopra i 70 anni.

Blocco AV di secondo grado lieve – I segnali rallentano progressivamente fino a che uno non riesce a passare, poi il ciclo ricomincia. Spesso è benigno e non richiede pacemaker a meno che non causi sintomi.

Blocco AV di secondo grado grave – A volte i segnali passano, altre volte no, senza preavviso. Questo tipo è più pericoloso perché può peggiorare improvvisamente in blocco completo. Anche senza sintomi, di solito richiede l’impianto di pacemaker preventivo perché circa 30–40 persone su 100 progrediscono a blocco completo entro 1 anno.

Blocco AV completo – I segnali non passano più dal nodo AV ai ventricoli. Gli atri e i ventricoli battono indipendentemente: gli atri normalmente, i ventricoli molto lentamente a solo 20–40 battiti al minuto. Questo è grave e richiede intervento urgente. Circa 70–80 persone su 100 con blocco completo hanno sintomi e richiedono pacemaker.

I fattori esterni che rallentano il battito includono diversi farmaci. I beta-bloccanti rallentano il battito riducendo la frequenza del nodo del seno. I calcio-antagonisti rallentano sia il nodo del seno che la conduzione attraverso il nodo AV. La digossina può causare bradicardia e blocchi AV, specialmente se il livello nel sangue diventa troppo alto. La bradicardia da farmaci di solito si risolve riducendo la dose o cambiando medicina.

L’ipotiroidismo rallenta tutto il metabolismo, compreso il cuore. Circa 30–40 persone su 100 con ipotiroidismo severo hanno bradicardia. Gli squilibri elettrolitici, specialmente il potassio troppo alto nel sangue, possono interferire con i segnali elettrici del cuore e causare blocchi AV. Un infarto in determinate zone del cuore può danneggiare il nodo AV e causare blocchi. Le apnee ostruttive del sonno possono causare rallentamenti del cuore di notte con pause che arrivano a 2–3 secondi. Altre cause includono endocardite infettiva che forma ascessi vicino al nodo AV, e interventi chirurgici sul cuore.

COME VIENE DIAGNOSTICATA LA BRADICARDIA?

Il tuo medico ti farà domande sui sintomi: quando sono iniziati, se hai capogiri o svenimenti, se senti il cuore battere lentamente, se hai stanchezza o difficoltà a respirare. Ti chiederà quali medicine prendi, se hai altre condizioni di salute, se fai sport regolarmente. Ti visiterà contando il battito del polso, misurando la pressione arteriosa, ascoltando il cuore con lo stetoscopio.

L’elettrocardiogramma è l’esame principale. Registra l’attività elettrica del cuore attraverso elettrodi applicati sul petto, braccia e gambe. L’esame dura pochi minuti ed è completamente indolore. L’ECG permette di confermare che il cuore batte lentamente, capire quale tipo di problema sta causando il battito lento, e vedere se ci sono blocchi elettrici e di che grado.

L’Holter ECG è un piccolo registratore che porti per 24–72 ore. Registra continuamente il battito mentre fai le normali attività: lavoro, sonno, esercizio. Serve per capire se e quando il cuore rallenta durante la giornata, se ci sono pause nel battito e quanto durano. Circa 70–80 persone su 100 con bradicardia sintomatica hanno la diagnosi confermata dall’Holter.

Il registratore di eventi è un dispositivo che indossi per settimane o mesi. Registra automaticamente quando il battito è troppo lento o troppo veloce, oppure quando premi un pulsante se hai sintomi. È utile quando i sintomi sono rari e l’Holter di 24 ore non li cattura.

Il loop recorder impiantabile è un minuscolo dispositivo grande quanto una chiavetta USB inserito sotto la pelle del torace con un piccolo intervento in anestesia locale. Monitora il cuore continuamente per 2–3 anni. Si usa quando i sintomi sono rari ma preoccupanti e gli altri esami non hanno trovato il problema. Circa 50–60 persone su 100 con svenimenti inspiegabili ottengono una diagnosi grazie al loop recorder entro 1 anno.

L’ecocardiogramma usa onde sonore per creare immagini in movimento del cuore. Mostra come funziona il cuore, lo stato delle valvole, e se ci sono problemi strutturali. Non diagnostica direttamente la bradicardia ma aiuta a capire se ci sono altre malattie cardiache associate.

Gli esami del sangue controllano la funzione tiroidea, i sali minerali (potassio, calcio, magnesio), e se prendi digossina controllano il suo livello nel sangue. Se c’è sospetto di infarto si controllano anche i marcatori di danno cardiaco.

Il test da sforzo ti fa camminare su un tapis roulant o pedalare su una cyclette mentre controllano il cuore con ECG continuo. Serve per vedere se il cuore riesce ad accelerare normalmente quando fai uno sforzo. Normalmente il battito dovrebbe aumentare di almeno 50–60 battiti al minuto durante sforzo massimale.

COME SI TRATTA LA BRADICARDIA?

Il trattamento dipende dalla presenza di sintomi, dalla causa sottostante, dalla gravità della bradicardia e dal rischio di progressione. La bradicardia senza sintomi in persone sane, atleti o anziani attivi, non richiede trattamento. È indicato solo il controllo clinico periodico, tipicamente 1 volta all’anno con visita ed ECG. Se la bradicardia è secondaria a farmaci necessari per altre patologie e sei asintomatico, si continua la terapia con monitoraggio regolare.

Quando possibile, si interviene sulla causa reversibile. Si riduce il dosaggio o si sospendono farmaci bradicardizzanti sotto controllo medico. Mai sospendere farmaci cardiaci da solo: alcuni farmaci come beta-bloccanti non devono essere fermati bruscamente perché può causare problemi gravi. La terapia sostitutiva con ormone tiroideo nell’ipotiroidismo normalizza il battito in 2–4 settimane nella maggior parte dei casi.

Si correggono gli squilibri elettrolitici riducendo cibi ricchi di potassio, fermando farmaci che aumentano il potassio, o dando resine che legano il potassio nell’intestino. Nell’infarto acuto si fa rivascolarizzazione con angioplastica o farmaci che sciolgono i coaguli. Molti blocchi AV causati da infarto si risolvono entro 48–72 ore quando il flusso viene ripristinato. La terapia con CPAP nelle apnee ostruttive del sonno risolve la bradicardia notturna in circa 60–70 persone su 100.

Il pacemaker permanente è la soluzione definitiva per la bradicardia che causa sintomi quando il problema è nel sistema elettrico del cuore e non può essere risolto in altro modo. Il pacemaker è indicato quando hai blocco AV completo che causa sintomi, blocco AV di secondo grado grave, disfunzione del nodo del seno che causa sintomi con pause lunghe nel battito, svenimenti ripetuti causati dal battito lento, o incapacità del cuore ad accelerare quando serve.

Il pacemaker è un piccolo dispositivo elettronico grande quanto una moneta che pesa 20–30 grammi. Controlla continuamente il battito del cuore. Quando il cuore batte troppo lentamente, il pacemaker invia piccoli impulsi elettrici per farlo battere a un ritmo normale, tipicamente programmato a 60 battiti al minuto come minimo. Il dispositivo viene inserito sotto la pelle del torace con un piccolo intervento in anestesia locale che dura 1–2 ore.

Il pacemaker migliora significativamente i sintomi in oltre 90 persone su 100 con bradicardia sintomatica. I capogiri e gli svenimenti si risolvono in circa 95 persone su 100. La stanchezza migliora in 70–80 persone su 100. La batteria dura tipicamente 7–12 anni, dopo di che il dispositivo viene sostituito con un piccolo intervento che dura 30–60 minuti.

In situazioni di emergenza, quando hai battito molto lento con sintomi gravi, si usa trattamento farmacologico immediato con atropina. Se le medicine non funzionano, si usa temporaneamente stimolazione elettrica attraverso piastre adesive sul petto, o si inserisce un pacemaker temporaneo che può stimolare il cuore per giorni o settimane finché non si mette il pacemaker definitivo.

COSA ASPETTARSI DOPO L’IMPIANTO DI UN PACEMAKER?

La maggior parte delle persone con bradicardia sintomatica ottiene un miglioramento significativo dei sintomi e della qualità di vita dopo l’impianto di pacemaker. Dopo la procedura è normale avvertire dolore lieve-moderato nella sede di impianto per alcuni giorni. Sono prescritti analgesici come paracetamolo se necessario.

Il braccio dello stesso lato del pacemaker deve essere mosso con cautela nelle prime 2–4 settimane. Evita movimenti bruschi, sollevamento di pesi superiori a 2–3 kg, e alzare il braccio sopra l’altezza della spalla. Dopo 4 settimane puoi tornare alle normali attività.

È importante segnalare al medico segni di infezione come rossore crescente, gonfiore, secrezione dalla ferita, o febbre sopra 38°C. L’infezione del pacemaker si verifica in meno di 2 persone su 100. Se si infetta, di solito serve rimuovere tutto il sistema e impiantare un nuovo dispositivo.

I controlli del pacemaker sono programmati: primo controllo a 1–3 mesi dall’impianto, poi controlli successivi ogni 6–12 mesi per verificare il funzionamento del dispositivo e valutare la durata residua della batteria. Controlli più frequenti verso fine vita della batteria. Quando la batteria inizia a scaricarsi, hai ancora 3–6 mesi di tempo prima della sostituzione. Molti dispositivi moderni consentono il monitoraggio remoto a distanza, che riduce la necessità di accessi ambulatoriali.

Dopo il periodo di guarigione iniziale, puoi tornare alle normali attività. L’attività fisica moderata e sport leggeri come camminata, nuoto, ciclismo sono incoraggiati. L’esercizio regolare migliora la salute cardiovascolare generale. Sport di contatto come calcio, rugby, arti marziali sono sconsigliati per rischio di trauma diretto al dispositivo che potrebbe danneggiarlo o spostare gli elettrocateteri. Guida dell’automobile è permessa dopo 1–2 settimane, quando la ferita è guarita e ti senti sicuro.

L’uso di apparecchi elettronici domestici come computer, telefoni cellulari, elettrodomestici, televisori non interferisce con i pacemaker moderni. I viaggi aerei sono permessi: informa il personale di sicurezza aeroportuale della presenza del dispositivo. Porta sempre la tessera identificativa del pacemaker.

La risonanza magnetica è possibile con la maggior parte dei pacemaker moderni, ma richiede precauzioni specifiche. Informa sempre il medico radiologo della presenza del pacemaker.

Alcune procedure mediche come chirurgia, radioterapia, o cardioversione elettrica richiedono precauzioni specifiche. Informa sempre i medici della presenza del dispositivo. Campi elettromagnetici intensi in ambienti industriali possono interferire temporaneamente con il pacemaker: mantieni distanza di sicurezza.

QUANDO CONSULTARE IL MEDICO?

Contatta il tuo medico se hai bradicardia frequente (battito spesso sotto 50 battiti al minuto) o sintomi che ti preoccupano. Cerca immediatamente assistenza medica d’urgenza chiamando il 112 o il 118 se hai svenimento improvviso senza preavviso, sensazione imminente di svenimento accompagnata da frequenza cardiaca molto bassa (meno di 40 battiti al minuto), dolore al petto o difficoltà grave a respirare associati a bradicardia, confusione mentale improvvisa con rallentamento del battito.

Se hai un pacemaker e hai sintomi come quelli presenti prima dell’impianto (capogiri, svenimenti, stanchezza intensa), può indicare malfunzionamento del dispositivo o spostamento degli elettrocateteri. Chiama immediatamente il centro che segue il tuo pacemaker.

Contatta il medico curante entro 24–48 ore se hai frequenza cardiaca persistentemente inferiore a 50 battiti al minuto e non sei sportivo, stanchezza marcata di nuova insorgenza che interferisce con le attività quotidiane, capogiri ricorrenti specialmente alzandoti in piedi, ridotta tolleranza allo sforzo (ti affatichi molto più facilmente di prima).

Se hai un pacemaker, contatta il centro che lo segue se noti rossore, gonfiore o secrezione dalla tasca del dispositivo (possibile infezione), dolore persistente nella zona del dispositivo dopo le prime settimane, sensazione di battiti irregolari o troppo veloci, singhiozzo persistente (può indicare stimolazione del diaframma da elettrocatetere spostato).